05 02 2023

06/02/2023 – Il 2023 parte in salita ma l’Italia pensa positivo

06/02/2023 – Il 2023 parte in salita ma l’Italia pensa positivo

05 02 2023

Editoriale del Segretario Generale Salvatore Pellecchia su La Voce dei Trasporti N. 1/2023

Il Sars-Cov-2 non è ancora completamente sconfitto, i conflitti nel mondo continuano. Secondo la Bce nel corso del 2023 l’inflazione potrebbe tornare alla normalità (La Voce dei Trasporti N.1/2023)

Il Sars-Cov-2, il nuovo coronavirus del 2019, sembra non essere ancora completamente sconfitto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), pur avvertendo che le tendenze settimanali e mensili devono essere interpretate con attenzione a causa della riduzione dei test e dei ritardi di segnalazione in molti Paesi durante le festività natalizie di fine anno, ha segnalato che nella settimana dal 9 al 15 gennaio sono stati accertati quasi 2,8 milioni di nuovi casi Covid e oltre 13.000 decessi.

Numeri importanti ma inferiori a quelli temuti anche se gli effetti negativi continuano a farsi sentire nel mondo del lavoro. Sono ancora troppe le lavoratrici e i lavoratori costretti a ricorrere agli ammortizzatori sociali. La manovra 2023 (articolo 1, comma 325) ha stanziato ulteriori risorse per un importo pari a 70 milioni di euro per l’anno in corso, a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione. Al tempo stesso l’incremento dei prezzi della bolletta energetica continua a creare difficoltà alle famiglie e alle aziende italiane.

In questo scenario di significative difficoltà l’attuazione del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e gli accordi strategici, come quello siglato in Algeria e ancora più di recente tra l’Eni e la libica Noc sul gas, possono essere la via per dare un maggior slancio all’economia del nostro Paese.

I conflitti che sono attivi nel mondo continuano a produrre gravi perdite umane e a destare inquietudine. Secondo la Ong (organizzazione non governativa) International Crisis Group, che si occupa di prevenzione di guerre e che segue 70 conflitti reali e potenziali, sono 10 i “teatri bellici” da monitorare con più attenzione nel mondo: Ucraina, Armenia e Azerbaigian, Iran, Yemen, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Grandi Laghi, Sahel, Haiti, Pakistan, Taiwan.

Quello che dal 24 febbraio 2022 sta accadendo in Ucraina è noto per la costante attenzione riservata dai media che non è la stessa dedicata agli altri conflitti, meno noti, sui quali le notizie giungono in maniera discontinua. Un disastro globale che determina distruzione e perdite di vite umane che ci auguriamo cessi o almeno perda l’attuale intensità. C’è bisogno di pace e Papa Francesco, anche in occasione della 56esima Giornata mondiale della pace che si è celebrata il primo gennaio scorso, ha ribadito che «Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un ‘noi’ aperto alla fraternità universale».

Dal sacro al profano: le stime della Bce

Secondo la Banca centrale europea nel 2023 l’inflazione registrata senza precedenti nello scorso anno – con soglie medie dell’8,4% – scenderà di più di due punti arrivando al 6,3% per cui l’ambizioso obiettivo del 2% si allontana.

Intanto sono rimbalzati gli echi del Forum economico mondiale di Davos che, con le tante assenze di peso che si sono registrate, quest’anno è apparso in tono minore. “La cooperazione in un mondo frammentato” è il titolo scelto per l’edizione 2023. Se ascoltiamo il suo Chief Economists Outlook : «il rischio di recessione globale è elevato», infatti per il 18% degli economisti intervistati una recessione globale nel 2023 è “estremamente probabile” mentre secondo il 45% è “probabile”.

L’area Euro – secondo gli analisti – è quella che soffrirà di più: si prevede invece un rallentamento più modesto negli Stati Uniti ed una crescita più lenta in Cina, prevista al più 3%, che viene considerata una stagnazione degli ambiziosi piani di espansione del gigante asiatico. Considerando gli incerti scenari geopolitici sarà inevitabile concentrarsi di più sulla opportuna ridondanza delle catene di approvvigionamento per evitare quelle crisi produttive cui abbiamo assistito dalla fase pandemica in poi.

Tutto questo avviene in uno scenario mondiale caratterizzato da prezzi elevati delle materie prime e dall’inasprimento della politica monetaria con il conseguente innalzamento dei tassi e l’indebolimento della domanda.

Al Forum di Davos la neutralità climatica tema chiave

Nel suo “special address” a Davos la Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha dichiarato che la Ue deve «realizzare la transizione verso le emissioni zero senza creare nuove dipendenze» e che per farlo «abbiamo un Piano industriale per il Green Deal, dobbiamo essere competitivi con le offerte e gli incentivi che sono disponibili all’esterno dell’Unione europea, l’Europa e gli Stati Uniti da soli intendono investire quasi 1 trilione di dollari per accelerare l’energia pulita, (ottima cosa, va fatta con criterio ndr). Abbiamo il potenziale per promuovere in modo massiccio il percorso verso la neutralità climatica. Ecco perché abbiamo lavorato con i nostri amici degli Stati Uniti per trovare soluzioni. Ad esempio, in modo che anche le aziende della UE possano beneficiare della legge sulla riduzione dell’inflazione. Dovremmo garantire che i nostri rispettivi programmi di incentivi siano equi e reciprocamente rafforzati. Al centro della visione comune c’è la nostra convinzione che la concorrenza e il commercio siano la chiave per accelerare la tecnologia pulita e la neutralità climatica».

Infine, conclude la Presidente Von der Leyen, «Per mantenere l’attrattiva dell’industria europea, è necessario essere competitivi con le offerte e gli incentivi attualmente disponibili al di fuori dell’UE. Per questo proporremo di adeguare temporaneamente le nostre norme sugli aiuti di Stato per velocizzarle e semplificarle», per cui bisognerà verificare se proposito sugli aiuti di Stato continuerà, come avvenuto in diverse circostanze fino ad ora, a creare nocumento per il nostro Paese.

Non si può sottacere però che è velleitario parlare di neutralità climatica se non ci garantiamo una neutralità tecnologica ed industriale, perché altrimenti rischiamo di consegnarci totalmente a paesi terzi, dipendendo strutturalmente dalle forniture di quei paesi che, in termine di batterie per l’automotive e pannelli fotovoltaici, di fatto hanno il monopolio.

Inoltre si dovranno valutare anche gli effetti, per l’Europa e l’Italia, dell’Inflation Reduction Act (IRA) varato da Biden per rilanciare le industrie statunitensi. L’IRA, varato lo scorso 16 agosto, ha un budget di 738 miliardi di dollari, dei quali circa 400 miliardi saranno spesi per aiutare famiglie ed imprese alla transizione green.

Si calcola che il costo energetico, (già basso rispetto al nostro), di una famiglia americana scenderà di almeno 500 dollari annui, altri miliardi di dollari saranno sussidi della durata di tre anni all’Affordable Care Act (la sanità pubblica) ed alla riduzione dei prezzi al pubblico dei farmaci da prescrizione. Mentre l’Europa faticava a trovare una sintesi per un tetto ai prezzi dell’energia, l’America stanziava una enorme quantità di sussidi per convincere le imprese a tornare a investire negli Stati Uniti, oltre a dare agevolazioni fiscali alle famiglie che aderiscono al motto “buy american”.

Anche per l’Italia la svolta green è una priorità

L’Italia, dal canto suo, dovrebbe ragionare in maniera non ideologica per superare tutti quei fenomeni considerati dannosi per l’ecosistema e il benessere delle persone adottando, per esempio, politiche dei trasporti più rigorose che favoriscano il consolidamento e l’ampliamento delle dimensioni delle imprese del settore affinché si possa puntare sia al riequilibrio fra le varie modalità trasportistiche per le merci sia a sviluppare il trasporto collettivo delle persone riducendo i costi per il trasporto ferroviario.

Ricorderete l’operazione che non mancammo di criticare quando, a fine 2015, fu firmato da Ferrovie dello Stato e Terna il contratto per la cessione della rete elettrica ad alta tensione di proprietà di Rete ferroviaria italiana (Rfi) che è il principale consumatore di energia elettrica in Italia con un fabbisogno medio di circa 5 TWh (terawattora) che da solo vale circa l’1,5% della domanda nazionale.

Recentemente abbiamo appreso che si porrà parziale rimedio a quella discutibile cessione grazie alle tecnologie green. Infatti, l’amministratore delegato del gruppo FS ha dichiarato che verrà autoprodotto in modo pulito il 40% del fabbisogno energetico grazie a “circa 30 milioni di metri quadrati di spazio disponibile, parte del quale può essere facilmente usata per installare impianti di rinnovabile, prevalentemente solare e fotovoltaico e una parte di eolico”.

Occhi puntati su Ita Airways: alleanza pronta a decollare?

Anche la vicenda Ita Airways sembra prendere la giusta direzione per creare le condizioni per il consolidamento e lo sviluppo della compagnia aerea di riferimento italiana. Il 40% dovrebbe essere acquisito in tempi brevi da Lufthansa. La bontà dell’operazione dipenderà dai dettagli del negoziato ma già ora Lufthansa dichiara che la trattativa con il nostro Ministero dell’economia e delle finanze si concentrerà “principalmente sulle forme e modalità del possibile investimento azionario, sull’integrazione commerciale e operativa di Ita nel Gruppo Lufthansa e sulle sinergie che ne deriveranno”. Ci aspettiamo che il governo ci convochi per illustrare gli obiettivi del piano industriale ed i conseguenti possibili effetti commerciali e sociali dell’operazione, inoltre è possibile che questa operazione porti ad un consolidamento del settore del trasporto aereo e non escluderei che dopo Ita e la portoghese Tap possano esserci novità anche per qualche non secondaria compagnia low cost.

Lavoro, formazione e qualità della vita: le opportunità del Pnrr

Nel recente rapporto del Progetto Excelsior, “Sistema informativo per l’occupazione e la formazione”, che è la fonte statistica che misura l’andamento congiunturale del mercato del lavoro e dei relativi fabbisogni formativi, si rileva che il mismatch tra domanda di lavoro ed offerta di lavoro ha raggiunto in Italia numeri insostenibili passando dal 32% del 2021 al 41% del 2022, il dato purtroppo è percentualmente ancora peggiore nel nostro meridione.

Nel solo mese di gennaio 2023 non si copriranno posizioni lavorative per duecentotrentamila unità ed il tempo medio impiegato dalle aziende che riescono a trovare personale qualificato è salito a quattro mesi, sono numeri insostenibili, la prima emergenza del nostro Paese è di tipo formativo e rimane purtroppo anche una delle aree più sotto finanziate.

Infine due parole sulla qualità della vita nelle nostre città tratteggiata dalla recente inchiesta del Sole 24 ore: anche qui il divario tra il nord Italia ed il nostro mezzogiorno è enorme. Non potrebbe essere diversamente poiché anche le condizioni che misurano le dimensioni non materiali della qualità della vita non si limitano a sole, mare e sentimenti, ma pesano la qualità della formazione, della salute, la sicurezza, l’ambiente ed il civismo.

Purtroppo, anche per le condizioni materiali quali reddito, qualità delle abitazioni e lavoro non ci sarà partita e se non allineeremo Sud e Nord del Paese alle migliori pratiche.

E anche per queste ragioni vanno utilizzate presto le risorse messe a disposizione dal Pnrr che, se ben impiegate, non mi stancherò mai di ripeterlo, potranno rappresentare per l’Italia un nuovo miracolo economico.

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