povertà 07 12 2016

07/12/2016 – UN ITALIANO SU 4 A RISCHIO POVERTÀ, AL SUD QUASI UNO SU DUE

povertà 07 12 2016

A dirlo l’Istat secondo cui nel 2015 versano in questa situazione 17 milioni 469 mila persone. Peggiore la realtà del Mezzogiorno, a cominciare da Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”. Così restano lontani gli obiettivi della Strategia Europea 2020

Oltre un quarto della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale: il 28,7% dei residenti. A dirlo l’Istat secondo cui nel 2015 si trovano in questa situazione 17 milioni 469 mila persone. Al Sud, quasi uno su due. Cosicché gli obiettivi della Strategia Europea 2020, scrive l’Istituto, sono “ancora lontani”. Infatti, entro il 2020 l’Italia dovrebbe ridurre le persone a rischio, sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi, la popolazione esposta è invece “superiore di 4 milioni 587 mila unità al target previsto”.
Si tratta di una quota, precisa l’Istituto nazionale di statistica, “sostanzialmente stabile rispetto al 2014” quand’era al 28,3%. Il risultato, spiega, risulta come “sintesi dell’aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)”. Resta invariata, invece, la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).
Notevolmente peggiore la situazione per chi si trova nel Mezzogiorno. L’Istat calcola che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è stata pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e nettamente superiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, la soglia s’è fermata al 24%, al Nord al 17,4%. Per contro, “i livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati – informa l’Istat – in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”.
Sempre secondo l’Istituto, in Italia la metà delle famiglie residenti può contare su un reddito netto non superiore a 24.190 euro, ovvero a 2.016 euro al mese (dati 2014). Nel 2015 il valore è rimasto “sostanzialmente stabile”. Ed è, questa, una novità dato che, secondo l’Istat, il reddito familiare in termini reali interrompe “una caduta in atto dal 2009, che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12% del potere d’acquisto delle famiglie”. (ug)

Sul tema, l’Alleanza contro la povertà, il cartello che riunisce 35 tra associazioni, sindacati e organizzazioni del terzo settore, che insieme si battono per la “costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà assoluta” nel Paese, è intervenuta con la nota che segue:

I dati rilasciati oggi dall’Istat confermano le nostre preoccupazioni: in Italia un individuo su cinque è a rischio di povertà e cresce in particolare la fragilità economica delle famiglie con figli. L’Alleanza contro la povertà in Italia negli ultimi mesi ha più volte sollecitato il Governo affinché fossero potenziate le risorse di contrasto al fenomeno già a partire dal 2017.
L’imminente scadenza referendaria ha dapprima impedito di operare le adeguate modifiche alla Legge di Bilancio alla Camera e ora pare che il risultato della consultazione e le difficoltà politiche emergenti comportino la mancata possibilità di intervenire a riguardo anche al Senato.
La lotta alla povertà non può essere ostaggio dei cambiamenti politici. Non possiamo permetterci di continuare a rimandare l’introduzione di uno strumento nazionale che faccia finalmente da argine alla crescita della povertà nel nostro paese e perciò chiediamo che il percorso del disegno di legge delega sulla povertà giunga al più presto a compimento al Senato.
Questo disegno va anzi rinforzato in modo che contempli un reddito minimo per tutti i poveri e il loro accompagnamento con servizi adeguati in un percorso di reinserimento socio-lavorativo.

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