24/11/2016 – DONNE, STENTA A DECOLLARE LA LEGGE SULLA VIOLENZA
Troppi vincoli non permettono la piena attuazione della legge regionale 3/2012, tra l’latro su Forum permanente e Osservatorio. In Sicilia 11 centri antiviolenza e 51 strutture d’accoglienza ma incombono difficoltà finanziarie e operative e per la ritrosia di tante donne a denunciare
“Sono trascorsi cinque anni dall’approvazione della legge regionale sulla violenza di genere (3/2012), eppure ancora oggi sono troppi i limiti burocratici che ne impediscono l’applicazione. Diciamo basta a ritardi e disattenzioni, servono interventi immediati di prevenzione e di sostegno alle donne vittime di violenza”. Lo hanno detto Elvira Morana, responsabile delle Politiche di genere della Cgil Sicilia; Delia Altavilla, coordinatrice delle Pari opportunità della Cisl Sicilia, e Grazia Mazzè, coordinatrice delle Pari opportunità della Uil Sicilia, oggi al dibattito alla Gam di Palermo organizzato dai sindacati confederali assieme all’associazione Le Onde: “La vita delle donne oltre la violenza”. Approvata nel 2012, anno in cui si registrarono in Sicilia ben 14 decessi di donne per violenza, la legge in questione ha istituito un Forum permanente e un Osservatorio. “Il Forum è scaduto e non è stato ancora rinnovato – hanno affermato Morana, Altavilla e Mazzè – mentre l’Osservatorio non funziona come dovrebbe. Eppure il suo ruolo è fondamentale per monitorare la situazione e disporre interventi sul territorio”.
Dopo l’approvazione della legge è stata effettuata una prima mappatura che ha messo in luce l’esistenza di 11 centri antiviolenza e di 51 strutture di accoglienza nell’Isola, con funzioni di sostegno per gestanti e madri in difficoltà. In 41 di queste strutture sono state accolte 117 donne nel 2013 e 113 nel 2014, tutte vittime di violenza. “Solo l’86% di queste segnalazioni – hanno rimarcato le coordinatrici di Cgil, Cisl e Uil – è stata però suffragata da documentazione appropriata e soltanto 23 di queste strutture per conseguenza sono state ammesse a finanziamento, rilevando ancora una volta una difficoltà delle donne a denunciare, che deve essere superata”.
A sostegno delle donne esistono anche i centri antiviolenza e le case a indirizzo segreto, oltre che risorse per potenziarli e adeguarli ai requisiti previsti. “Registriamo però – hanno precisato le sindacaliste – sia difficoltà nell’avvio di nuove strutture che una situazione asfittica sotto il profilo finanziario per i centri già operativi. Il rischio, quindi, è che non si riescano a garantire tutti i compiti necessari per l’assistenza alle vittime. Per affrontare un argomento cruciale come quello della violenza sulle donne, serve “una programmazione globale e coordinata all’interno del piano triennale che, benché previsto dalla legge, ancora manca. Così come vanno emanati bandi che agevolino l’avvio dei servizi nei distretti che ne sono sprovvisti, 27 su 55. Adesso le organizzazioni sindacali – hanno concluso Morana, Altavilla e Mazzè – devo andare avanti insieme entrando nel mondo delle associazioni per mettere a punto un piano organico d’azione contro la violenza, cominciando prima di tutto a guardare la scuola come il mondo su cui fare leva. La scuola è un forte antidoto alla violenza. E ancora seminari, mostre fotografiche, concorsi. Sistemi aperti, trasversali, che coinvolgano tutte le fasce d’età senza differenza di genere. Usiamo le nostre categorie, per esempio i sindacati della polizia penitenziaria o del tribunale dei minori, per creare una rete diretta con i centri antiviolenza. Anche i centri di ascolto maschili potrebbero essere coinvolti in un progetto di collaborazione. Il femminicidio e la violenza non è qualcosa che può accadere alle altre, riguarda ogni giorno, ogni ora, ognuna di noi. Ognuna di noi, quindi, ha il potere di cambiare le cose”.
